AMPHORA VINO BIANCO 2017/2018

 87,00

AMPHORA VINO BIANCO 2017/2018

Traminer aromatico, Souvignier gris, Pinot grigio,
Sauvignon blanc, Chardonnay

Fermentazione spontanea in amphora da 250 e 350 lt,
con bucce, lieviti indigeni, il vino rimane 8-9 mesi sulle
bucce, in tarda primavera viene messo per 2-3 anni in
cigarillos.
BOTTIGLIE PRODOTTE: 1.000
POTENZIALE EVOLUTIVO: 20 anni

Piatti con aromi forti, risotti, ravioli ricotta e zafferano,
cucina orientale, formaggi stagionati.
Colore giallo ambrato intenso. Al naso sentori di
agrumi (arancio, litschi, pompelmo)
Raggi B che balenano nel buio.

3 disponibili

COD: AMPHORA VINO BIANCO 2017/2018 Categorie: ,

Descrizione

TENUTA DOLOMYTOS, UNO SCRIGNO NELLE DOLOMITI

È una una cantina molto speciale. Si trova in Alto Adige, nel comune di Renon, a 500 m s.l.m. su un ripido versante, esposto a sud, fortemente battuto dalle intemperie, su
un pendio molto caldo.
L’azienda è stata seguita dal 1998 al 2009 dal Prof. Dr. Rainer Zierock, professore di mitologia greca e filosofia agraria, che la creò secondo le sue idee. Il design del Prof.
Dr. Zierock “Ansitz Dolomytos” e il vecchio nome della fattoria “Sacket” hanno portato al nome dell’azienda “Ansitz Dolomytos Sacker”. Tutte le ristrutturazioni e le strutture
si basano sul principio dei cinque elementi dell’insegnamento di Rudolf Steiner. Il Pentagono (cinque elementi – cinque angoli) e Panta Rei (tutto scorre) plasmano la filosofia
di questa speciale cantina.
I vigneti sono stati realizzati con molte varietà diverse provenienti dalle zone di coltivazione più disparate (Grecia, Francia, Spagna). La vinificazione è stata fatta in modo
molto naturale. I vini sapientemente realizzati con espansione ossidativa, fermentano in botti di legno, e qui maturano a lungo; talvolta capita che si aromatizzi con erbe
varie. Rainer Zierock era un visionario, pensatore laterale, filosofo agrario, genio, inventore, talvolta, anche di caos.
“Arrivato lì, penso di essere rimasto ben più di qualche minuto, in più di un posto, a bocca aperta e cuore sospeso. Già la picchiata quasi verticale per arrivarci, il sobrio
cancello, l’immanenza delle rocce, la luce sfrangiatissima, assoluta. La masità di quel maso. A giro d’occhio, solo bellezza: davanti, sotto, ai lati, laggiù. Afferrare l’energia
di certi luoghi sfida il vocabolario, è vero, però quell’energia c’è, più che pulsare, si pone, senza imporsi. Ho visto gli occhi di Norbert riempirsi di entusiasmo, un brillio
continuo, incantevole: felice di esser lì, felice di fare quei vini, un ragazzetto arguto e birbante. Fa vini di gusto, pieni di anfratti, di scarti dal sentiero, di vivezze, di cupezze,
di umori, di slanci e ripiegamenti: una libertà, forse una liberazione. Mettetevi seduti nella torre pentagonale di legno, ascoltate.” – Luca Santin